Nuova Ferrari SF90 Stradale: l’ibrido che ci piace (da impazzire)

9 giugno 2019
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Venticinque chilometri di autonomia in totale silenzio. Parca nei consumi. Environmentally friendly. No, non è la nuova Prius. Va bene, basta scherzare, perché qui non c’è proprio nulla da ridere. Non fatevi ingannare dalle prime due righe: la nuova SF90 stradale firmata Scuderia Ferrari è una bomba ad orologeria che fa rabbrividire persino la LaFerrari. Credeteci.

Ibrida: di primo acchito questa parolina qui ai puristi fa sempre storcere il naso. L’elettrico si sta espandendo a macchia d’olio nel settore automotive in nome dell’ambiente e non esiste ormai praticamente gamma sul pianeta che non proponga motorizzazioni ibride. Poche eccezioni, una su tutte: la casa chiamata in causa? La Ferrari, ovviamente.

Che è vero, nel 2014 (anno importantissimo per la Scuderia, che affrontò la sfida ibrida in F1 non senza difficoltà) mise in produzione uno dei modelli più iconici della storia del Cavallino, la LaFerrari, prima stradale ibrida (a tiratura limitata) di Maranello: a quei tempi però era ovvio che la tecnologia sviluppata nella massima categoria del motorsport finisse sul fiore all’occhiello della gamma supersportiva. Era quantomeno inevitabile. Ad oggi la storia è diversa. Pochi giorni fa è stata presentata al mondo la prima ibrida firmata Ferrari, la SF90 Stradale, alter ego “normale” della sorella monoposto, impegnata attualmente nel campionato mondiale di F1. In molti a sentire di una Ferrari capace di muoversi in totale silenzio (autonomia di venticinque chilometri in modalità elettrica) hanno storto il naso, soffermandosi solamente sull’imprinting iniziale. Non vanno biasimati, va detto.

Una Ferrari silenziosa, seppur per brevi tragitti o periodi, non piace a nessuno. Ma scavando più a fondo, la realtà è un’altra, ed è spaventosamente bella. La SF90 Stradale fa paura, non solo nell’aspetto, moderno, ridefinito, quasi futuristico, ma anche sotto pelle. Si tratta di un vero e proprio capolavoro ingegneristico. Tale belva è dotata infatti di un motore endotermico turbo a V di 90° in grado di erogare 780 CV (il classico turbo Ferrari, vincitore di premi su premi), la potenza più alta mai raggiunta da un otto cilindri nella storia della Ferrari, signore e signori. I restanti 220 CV (per un totale di 1000, sì, avete capito bene, mille), sono forniti da ben tre motori elettrici, uno al posteriore, che deriva dall’applicazione in Formula 1 e per questo ne eredita il nome MGU-K (Motor Generator Unit Kinetic), collocato tra il motore endotermico e il cambio doppia frizione a otto rapporti di nuova generazione, e due sull’assale anteriore. In elettrico può raggiungere una velocità massima di 135 km/h e può accedere alle zone a traffico limitato. Come cambiano i tempi eh? Ma andiamo a dare un’occhiata ai dati complessivi. E qui vi dovete tenere forte: 340 km/h di velocità massima e addirittura 2,5 secondi per scattare da 0 a 100 km/h. Fa paura soltanto a parlarne, voi che dite? Per quanto concerne l’abitacolo, si può dire che ricordi vagamente una cabina aerospaziale. Innovativo poi, e rivoluzionario, il nuovo sistema digitale, incentrato su un cockpit che prevede un mastodontico schermo (ovviamente ad alta definizione) da sedici pollici, orientato verso il guidatore.

I comandi al volante sono a sfioramento, con un’unica eccezione: l’e-manettino, che consente di impostare quattro modalità di gestione del powertrain: Hybrid, e-Drive, Performance e Qualify, è lo stesso dei modelli che l’hanno preceduta. E a noi sta benissimo così. In attesa di qualche coraggioso tuner, che saprà senza dubbio renderla ancora più estrema, nell’aspetto e sotto il cofano motore. Impossibile? A prima vista diremmo di sì. Ma come avete visto benissimo leggendo questo articolo, l’apparenza molto spesso inganna.

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