Ferrari 599 GTB Fiorella: una purosangue da drift!

23 novembre 2017
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Siamo stati a Varano per vedere in anteprima l’arma con cui Federico Sceriffo ha intenzione di affrontare il prossimo campionato di Formula Drift. Non parliamo della “classica” macchina da drift però: ad aspettarci c’era una giallissima Ferrari 599 GTB messa giù come nessuna prima di lei.

Ci vuole coraggio per fare certe scelte nella vita. Cambiare un lavoro, lasciare una fidanzata, abbandonare strade percorse e battute per lanciarsi in nuove sfide. Emergere dalla massa. Il rischio di fallire è altissimo ma, come dicono i latini, per aspera ad astra, la via verso le stelle è sconnessa e piena di avversità.

Ci vuole coraggio. Ci vuole un coraggio da astronauta a pensare di fare di una Ferrari 599 GTB Fiorano una vera arma da drifting. Ignoranza e coraggio a badilate.

Ma mettere la mani su certe auto è sempre un pericolo. Pericolo perché, in un mondo moderno in cui si giudica senza sapere si commenta senza leggere si delibera senza ascoltare, il rischio è quello di venire attaccati, spesso in modo anche violento e senza alcun rispetto.

Basta molto poco al giorno d’oggi, figuriamoci se fai una roba esagerata come questa, figuriamoci se prendi una delle auto più belle eleganti ed equilibrate mai uscite da Via Abetone Inferiore n.4 e la trasformi in un’arma pronta a competere in un campionato nel quale le verrà richiesto un comportamento non solo diverso ma completamente opposto a quello per cui è stata ideata disegnata progettata e costruita.

Ma là fuori, non dimentichiamolo, esiste gente genuinamente folle come Federico Sceriffo, uno dei simboli e piloti più forti nel panorama del drifting internazionale, che di pregiudizi ne ha veramente pochi. Anzi ha solamente una voglia matta di divertirsi, di far le cose di testa sua e di spaccare tutto, in pista e fuori. E per farlo ha scelto una macchina che, ovvio, ha fatto e farà parlare di sè.

Vediamola da vicino, questa Ferrari, prima che ci scappi via schiamazzando e lasciando dietro di sè una piacevole fragranza di gomme bruciate. Quella che vedete in foto è una 599 GTB Fiorano, V12 a 65 gradi (codice motore F140), cambio transaxle per una migliore ottimizzazione dei pesi, telaio in alluminio e sospensioni magnetoreologiche. Una vera arma da pista. Per capire la qualità di questo ferro pensate che, nella sua versione da pista 599 XX, è stata la prima auto derivata da un modello stradale a girare al ‘Ring in meno di 7 minuti (lo fece in 6’58”16).

Di tutto questo ben di Dio è però rimasto ben poco. Telaio e motore a quanto pare. Il primo è stato dopato con due turbocompressori a chiocciola Rotrex per una migliore e più corposa erogazione, mentre il secondo è stato sottoposto a una infinita serie di ore di saldatura (ricordate che è alluminio e a saldare l’alluminio non sono buoni tutti) per renderlo adatto all’utilizzo finale.

Il resto è stato tutto smontato e messo da parte (magari un giorno potrà tornare utile, non si sa mai). Il cambio originale (un F1 a sei marce) è stato sostituito con un Holinger sequenziale a sei rapporti montato in blocco col differenziale posteriore, mentre tutto lo schema sospensivo è stato rivisto con triangoli sovrapposti costruiti ad hoc ed ammortizzatori Öhlins. Guardate le foto dei triangoli delle sospensioni: guardate quanto sono belle quelle saldature, sono immagini che dovrebbero vietarle ai minori di 18 anni (o inserirle nei libri di tecnica della saldatura).

All’anteriore regna sovrano l’enorme intercooler affiancato dai filtri dei due compressori, mentre il radiatore del liquido di raffreddamento è stato spostato al retrotreno. All’interno, dove è stato mantenuto l’originale cruscotto Ferrari, di gran classe e qualità, a farla da padrone sono i tubi della roll cage e le due possenti leve del cambio e del freno, a pochi centimetri dal volante, sia mai che si perda tempo.

Questa non è più una Ferrari trasformata in una macchina da Drift. È una macchina da drift al 100%…con forme, telaio e motore di una Ferrari. Questa macchina, se la si guarda troppo a lungo, ci si trova inspiegabilmente con la bocca secca. È una cosa da andare giù di testa, ogni volta che si gira lo sguardo verso di lei si trova un particolare che prima era sfuggito.

E della Ferrari purosangue ha pure il carattere. Macchina dotata in origine di una distribuzione dei pesi perfetta, ha mantenuto questa caratteristica anche nella sua versione destinata ai traversoni. Questo si traduce in un elevato grip al posteriore (lo schema transaxle serve proprio a questo, si sposta il cambio al posteriore in blocco con il differenziale per controbilanciare il peso del grosso 6 litri V12 posizionato all’anteriore) che la rende più stabile nell’utilizzo “standard” ma più difficile da mandare di traverso nell’ambito del drift. Inoltre, a causa dell’enorme inerzia del retrotreno, una volta mandato a bandiera il posteriore, risulterà più complesso rimetterlo al suo posto essendo il centro di rotazione dell’auto spostato verso il centro del telaio (un macchina da drift “tradizionale” è tutta avanti, al retrotreno a fare della massa e dell’inerzia c’è solo il differenziale). Questo sta portando Federico (Sceriffo n.d.r.) a dover rivedere il suo stile di guida e adattarlo ad una meccanica che di farsi strapazzare come se fosse una qualunque giapponesina non ne vuole sapere proprio.

È una meccanica che pretende rispetto, pretende impegno, pretende dedizione. Pretende tanto ma, come è giusto che sia, in cambio dà tantissimo. È solo una questione di rispetto reciproco.

Ecco allora che questa macchina mi obbliga a citare l’indimenticabile Mohhamed Alì: “pungi come un’ape, vola come una farfalla”.

Gialla come un’ape e pericolosa allo stesso modo, obbliga chi la guida a scendere a patti con lei, a darle del lei, a rispettarla e – come in una folle danza tra i cordoli – a ballare con lei, accompagnandola, ovviamente di traverso, verso l’Olimpo del drift. Solo così, solo parlandole, sussurrandole all’orecchio come alla migliore delle amanti si può diventare un tutt’uno con lei. Solo così si può arrivare a fare cose che con le altre sarebbero impensabili. A Varano, terreno di allenamento per Sceriffo, l’ho visto arrivare all’attacco della prima curva a sinistra a 240 km/h (dove con le altre si fa a 205) come un asteroide. Il V12 urla schiamazza e soffia come un matto, l’auto sembra non doversi fermare mai ma, e qui viene fuori la qualità del complesso pilota-macchina, in un attimo, una frazione di secondo, ecco che scende il silenzio. Si sentono solo le gomme che stridono e si lamentano per poi far tornare a tuonare il motore e scappare via, in una nuvola di meraviglioso fumo bianco.

Non solo la curva la fa; dovreste vedere come, la fa!

No, non l’ha scelta perché è facile, non l’ha scelta perché è banale ed ovvia. Poteva prendere una Silvia o una delle Subaru con cui ha già vinto di tutto. L’ha scelta proprio perché è difficile, perché, concedetemela, per fare quello che sta facendo con questa macchina ci vogliono le palle quadre. E più la sfida è difficile e più la vittoria ha quel sapore particolare sul palato.

Ci vuole coraggio, e Federico Sceriffo ne ha.

Nota finale. La macchina è stata iscritta al prossimo campinato di Formula Drift, questa primavera la vedremo a Long Beach LA, ma, qualora foste in zona, tra un paio di settimane si esibirà al Motor Show di Bologna, siete avvisati.

Foto e Testo di Lorenzo Moro

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